Giordano Bruno Guerri: "Ora gli somiglia davvero. Non è più schiavo del politicamente corretto"
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D' Annunzio torna d'Annunzio. O meglio, la sua versione digitale si libera da qualche laccio conformista di troppo e si riveste di indipendenza di pensiero, panni più appropriati per quel Vate che per essenza non rendeva conto a nessuno delle proprie idee, dei propri amori e delle proprie azioni, e tanto meno avrebbe fatto eccezione per i guardiani dei dettami woke...La vicenda è la seguente. Nel marzo dello scorso anno, al Vittoriale degli Italiani viene inaugurato un ologramma di Gabriele d'Annunzio, a grandezza naturale. Parla con la sua voce, conosce tutte le sue opere ed è perfino aggiornato sull'attualità: grazie all'intelligenza artificiale, questo Vate virtuale dà risposte su tutto al pubblico che lo interroga. "Un gioco stimolante a disposizione gratuita dei visitatori" dice Giordano Bruno Guerri che però, da allora, ha un cruccio: "A parte che questo ologramma non era particolarmente somigliante dal punto di vista fisico a d'Annunzio, il fatto è che era politicamente corretto. Uno dei problemi dell'Ia, infatti, è che tutte le macchine sono progettate per essere politicamente corrette, e penso che questo sia un danno per l'intelligenza umana e la libertà". Per esempio, il vecchio ologramma "dava risposte conformiste e poi non diceva negro neanche sotto tortura, ma all'epoca la parola non era un'offesa, era l'unica disponibile". Così Guerri e gli ingegneri si sono messi al lavoro per "rieducare" l'intelligenza artificiale del novello d'Annunzio: "Abbiamo lavorato per quasi un anno e ora, finalmente, è lui. Gli abbiamo rifatto l'immagine e riprogettato l'intelligenza". L'ologramma debutterà il prossimo 21 giugno, durante l'"Omaggio a d'Annunzio nell'azzurro", una serata al Vittoriale in cui sarà presentata l'acquisizione di una nuova collezione di lettere (ottantatré, per un totale di oltre cento carte manoscritte) e si festeggerà anche l'Aeronautica militare; infatti "probabilmente sarà il Capo di Stato maggiore, il Generale Antonio Conserva, a fare la prima domanda a d'Annunzio".






