La “libera città” di Fiume, oggi Rijeka, in Croazia, rimane nell’opinione comune il luogo dell’utopia e degli ideali di Gabriele D’Annunzio, rappresentante ante litteram e primo riferimento poetico-spirituale di un “protofascismo” dall’impronta futurista, socialmente all’avanguardia, poggiato su una sponda di idee e uomini dai tratti decisamente anarcolibertari. Questa, in una sintesi estrema è stata la trama su cui si è svolta l’impresa fiumana.
Questo il contesto da cui prende le mosse Alla festa della rivoluzione, il film del regista Arnaldo Catinari, nelle sale da aprile 2026, liberamente ispirato all’omonimo saggio di Claudia Salaris, presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma e pronto a diventare un nuovo riferimento iconografico per quella che resta una delle fasi più complesse e disorganiche della storia italiana dell’ultimo secolo.
I DUE "VERI" MANIFESTI CHE HANNO FATTO STORIA
Cento anni fa, proprio in questi giorni, la cultura italiana si divise prendendo posizione sul fascismo, che, con la pro...
Quattordici mesi, tra il settembre del 1919 e il dicembre del 1920, nei quali D’Annunzio, fino ad allora noto solo come grande letterato, Poeta Vate d’Italia, all’improvviso, agli occhi dei connazionali muta le sue vesti in quelle del condottiero pronto ad attraversare l’Adriatico e a mettersi a capo di un’impresa revanscista, accompagnato da un manipolo di commilitoni, i suoi prosaici Arditi, patrioti, artisti, irregolari di ogni risma che in quella impulsiva reazione devono aver visto l’azione come risposta migliore all’umiliazione subita dall’Italia dopo l’accordo di pace passato alla storia come la «vittoria mutilata», ovvero privata proprio di quei territori nei Balcani dal dna profondamente italiano.






