PIEVE DI SOLIGO (TREVISO) - «La condivisione salva la vita, se tutti mettessero la loro esperienza a servizio della comunità forse le cose potrebbero cambiare». Con queste parole la scrittrice, attivista e divulgatrice Giorgia Soleri, protagonista dell'incontro "Storie Invisibili", ha commosso ed emozionato giovedì il pubblico dell'Auditorium Battistella Moccia di Pieve di Soligo. L'iniziativa rientrava nel ciclo di incontri della rassegna "Spazio Donna", fortemente voluto dall'assessorato alle pari opportunità del Comune di Pieve di Soligo.
Soleri, che su Instagram vanta oltre 700 mila follower, ha risposto alle domande dell'assessore alle pari opportunità Valentina Lucchetta, raccontando la propria esperienza personale e il costante impegno nella sensibilizzazione pubblica sull'endometriosi, la vulvodinia e, più in generale, sulle patologie legate alla salute femminile, spesso poco conosciute e ancora circondate da pregiudizi.«La mia prima mestruazione è stata uno spartiacque nella mia vita - ha raccontato -. Continuavo a rimettere, a stare male, a svenire e non riuscivo a fare niente. Quando finiva, poi, c'era il conto alla rovescia per la successiva. Poi ho iniziato a stare male durante l'ovulazione e c'è stato un periodo nel quale avevo un episodio di cistite emorragica a settimana con accessi al pronto soccorso, controlli ed esami continui. Ho tentato il suicidio perché sentivo dolore costantemente - continua - e purtroppo c'era chi mi diceva che lo facevo per attirare l'attenzione. Il dolore è diventato insopportabile durante il lockdown e, ad un certo punto, mi sono riconosciuta nei sintomi della vulvodinia. Ho cercato uno specialista e ho avuto la diagnosi. Posso considerarmi fortunata perché, purtroppo, tante donne non ce l'hanno».Soleri ha avuto un pensiero per tutte le donne che hanno combattuto per arrivare ad un'esenzione e al riconoscimento di queste patologie. «Ci sono pochi specialisti in grado di affrontare queste patologie - ha aggiunto l'attivista -. Il centro più importante è in Veneto è l'ospedale di Negrar. È sempre difficile raccontare come ho vissuto i primi anni di convivenza con la malattia. Ho pensato di essere pazza perché alcuni medici dicevano che non avevo niente e il dolore non mi permetteva di portare avanti una vita normale. L'invalidazione mi ha portato a essere convinta di essere sbagliata e poi dovevo costantemente dimostrare di stare male per avere attenzione.Ci sono stati molta solitudine e odio verso me stessa - prosegue -. Poi sono arrivata a credere che il dolore facesse parte di me. Quando ho capito che c'era un problema sistemico, legato ad un dolore invisibile, ho provato tanta rabbia e questo mi ha portato a decidere di parlarne. Io ho avuto la diagnosi grazie ad un'altra donna che ha parlato dei sintomi e, in questi anni, ho scoperto una comunità invisibile che aveva le mie stesse problematiche. Abbiamo formato un'associazione e tante donne mi hanno detto: 'Ho avuto la diagnosi grazie a te'. Forse questo dolore non è stato inutile, perché ho messo la mia storia a servizio della comunità».Con “Sos Suicidi” chiunque può ricevere supporto e aiuto psicologico per superare momenti difficili. Il numero verde a cui potersi rivolgere: Telefono Amico Italia, tutti i giorni dalle 10 alle 24.00 al numero di telefono 02 2327 2327










