di Luca ScarliniIn principio fu l’impatto con una nuova visione dell’artista che annunciava i fasti della pop art. Nato a Bradford, nel West Yorkshire, e morto giovedì nella capitale del Regno Unito a 88 anni, David Hockney era il quarto di cinque fratelli in quella che lui stesso definì "una famiglia operaia radicale". Allo Yorkshire e alla sua etica (sesso, droghe e... lavoro), Hockney restò sempre legato, tornando a casa ogni Natale, fino alla morte dei genitori. Un legame familiare rinsaldato anche dalla comunanza di vedute politiche (Partito Laburista), filosofiche (pacifismo) e di vita (padre e madre non lo giudicarono mai per la sua omosessualità), che più volte tornerà nei suoi lavori sotto forma di ritratti.
Con queste premesse, a Londra il 14 marzo 1960, aprì alle RBA Galleries una mostra destinata a fare epoca. Qui David Hockney comparve per la prima volta sulla scena in modo clamoroso, esponendo i suoi lavori insieme all’amico e collega Peter Blake. Il catalogo, ormai rarissimo, raffigura un gentleman inglese con un bastone.
L’incrocio tra eleganza e provocazione è evidente fin dalla sua prima apparizione: la stravaganza del look (grandi occhiali tondi, completi sgargianti da dandy, capelli platinati, sigarette sempre accese) esibiva la sua omosessualità, all’epoca vietata in terra d’Albione, dove è rimasta reato penale fino al 1967. L’impatto dirompente fu confermato nella seconda esposizione del 1961, ma il gioco cambiò. Nei dipinti entrarono i testi e, per la prima volta, l’artista affrontò uno dei suoi riferimenti culturali più importanti: The Rake’s Progress (La carriera di un libertino), orchestrata dal grande pittore settecentesco William Hogarth. A questo tema resterà fedele per tutta la vita: nel 1975 realizzò per il Festival di Glyndebourne scene e costumi per una magnifica edizione di The Rake’s Progress di Igor Stravinskij, diretta da John Cox, uno spettacolo destinato a fare il giro del mondo.











