Morire il giorno in cui a Los Angeles gli Usa debuttano in un Mondiale e i colori della città si allungano ovunque con la luce vibrante che David Hockney ha reso immortale. Un riverbero di eternità lega l’artista al posto capace di renderlo inimitabile. Hockney se ne va a 88 anni, senza far scattare gli 89 che sarebbero arrivati tra meno di un mese, il 9 luglio. Invece ciao signore delle piscine: ha incastrato nel cloro un groviglio di sentimenti e li ha resi evidenti con l’acrilico, i toni saturi, la consapevolezza che ogni dettaglio contribuisce a disegnare la vita. A sottolinearla. Cacciatore di immagini, più attento a riprodurre scintille di esistenza che a scatenare la fantasia e quindi incuriosito dalle polaroid, dalle fotocopie, dai telefonini, dagli iPad, dall’intelligenza artificiale, con cui ha tolto la gente da un suo quadro. Da osservatore che è stato viveur e quindi capta e assorbe con l’occhio allenato dalla mondanità. Ora sarà l’Ai a nutrirsi di lui e ne riprodurrà la memoria, ben custodita dal suo lavoro. Le piscine certo, quelle popolate dagli amanti e quelle abitate dai fantasmi nella Los Angeles delle ville che lo ha catturato e a cui ha regalato ritratti impensabili. Basta nominare la città e le piscine di Hockney sono una delle prime associazioni, aprono canali di racconto con una semplicità assoluta e un’empatia rara.
David Hockney, il maestro della luce
Addio al pittore inglese della Pop art celebre per il suo stile colorato, luminoso e innovativo. Ha ridefinito il linguaggio contemporaneo esplorando il paesag…










