PORTO MARGHERA (VENEZIA) - Lunedì il sopralluogo a Porto Marghera dei tecnici della Commissione europea e ieri un tavolo negli uffici dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale di Venezia. A completare il quadro Eni che ha già disponibili venti ettari di terreno, all'interno del petrolchimico, non contaminato o già bonificato. Una due giorni che segna un ulteriore passo in avanti nella candidatura di Porto Marghera a polo europeo di stoccaggio e movimentazione delle materie prime critiche considerate strategiche per la transizione ecologica e digitale. Alla missione "europea" hanno partecipato, oltre ai tecnici del ministero delle Imprese e del Made in Italy titolari del dossier, il presidente dell'Autorità portuale Matteo Gasparato, l'assessore veneto allo Sviluppo economico Massimo Bitonci con i funzionari della Regione, il senatore Raffaele Speranzon e una delegazione del Quadrante Europa di Verona. Presenti inoltre i stakeholder industriali coinvolti nello sviluppo del progetto che vede anche Eni, Fincantieri e Stellantis.
Porto Marghera, Urso: «Sito per le terre rare, avanti col piano» LE AREE Proprio Eni in una nota conferma «che il sopralluogo ha riguardato alcune aree di Eni Rewind all'interno dell'ex petrolchimico», precisando che si tratta di «circa 20 ettari, i cui terreni non sono contaminati o sono stati bonificati, e sono pertanto riutilizzabili per nuove progettualità industriali, come previsto dagli iter ministeriali per i siti di interesse nazionale». Va detto che il progetto ha il sostegno del Mimit e della Regione Veneto e nasce dalla necessità di rendere l'Europa autonoma nell'approvvigionamento delle materie prime critiche oggi importate in gran parte da paesi extra Ue. «L'Italia è in campo con un progetto ambizioso, puntiamo a vederci riconosciuto un ruolo di capofila in Europa su una partita decisiva per la competitività, la sicurezza economica e l'autonomia produttiva» ha detto ieri il ministro Adolfo Urso che lo scorso 8 maggio è giunto in avanscoperta a Porto Marghera parlando non solo di un'area di stoccaggio, ma anche di riciclo e lavorazione con due aziende del territorio già pronte con progetti strategici.Sostenendo che la candidatura veneziana si fonda su un ecosistema industriale e logistico di primo piano: oltre 1.400 imprese attive e 15 miliardi di euro di valore della produzione. Oltre a «una vocazione alla trasformazione e al riciclo delle materie prime critiche - ha aggiunto il ministro - e una collocazione strategica nella rete Ten-t, al crocevia dei corridoi Adriatico-Baltico, Mediterraneo e Scandinavo-Mediterraneo». L'ASSESSORE Il sopralluogo e l'incontro di questi giorni rappresentano una fase preliminare in vista del tavolo istituzionale previsto nel mese di giugno a Venezia, al quale prenderanno parte ancora il ministro Urso, il commissario europeo Stéphane Séjourné e il presidente del Veneto Alberto Stefani. «Porto Marghera possiede caratteristiche strategiche uniche in Europa grazie alla presenza di infrastrutture portuali, ferroviarie e logistiche integrate, di aree industriali già disponibili e di una forte vocazione manifatturiera ed energetica» ha ricordato l'assessore regionale Massimo Bitonci intervenuto all'incontro di ieri. «Il nostro obiettivo non è realizzare un semplice sito di stoccaggio, ma costruire una piattaforma industriale europea avanzata per raffinazione, recupero, riciclo, trasformazione e sviluppo tecnologico delle materie prime critiche».Le terre rare e i materiali strategici sono indispensabili per le filiere di batterie, semiconduttori, intelligenza artificiale, data center, elettronica avanzata, energie rinnovabili, difesa e mobilità elettrica. «Da storico polo petrolchimico - ha concluso l'assessore - l'area sta evolvendo verso un'economia circolare, innovazione tecnologica, sostenibilità energetica e manifattura avanzata. Questo progetto può rappresentare uno dei più importanti interventi industriali europei dei prossimi anni».







