Durante i mesi più duri della pandemia, mentre conduceva esperimenti sul distanziamento sociale, il dottor Iñaki Echeverría-Huarte dell’Università di Navarra notò un dettaglio insolito: lasciate libere di muoversi all'interno di uno spazio, le persone tendevano spontaneamente a camminare in senso antiorario. Quella che sembrava una semplice curiosità si è trasformata in una ricerca scientifica di portata globale.

Oggi, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications – condotto dal team di Echeverría-Huarte in collaborazione con il professor Claudio Feliciani dell’Università di Tokyo (scelta per verificare che i motivi non fossero di tipo culturale) – dimostra scientificamente che il movimento collettivo in senso antiorario nelle folle è una caratteristica solida, sistematica e riproducibile.

La vera rivoluzione dello studio sta nell’aver dimostrato che questa rottura di simmetria non deriva da dinamiche sociali, influenze ambientali o regole apprese, bensì da un bias locomotorio intrinseco a livello individuale: una tendenza biologica naturale dei singoli soggetti a deviare verso sinistra.

Dai bambini agli spazi aperti

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno strutturato ben sei esperimenti diversi tra la Spagna e il Giappone, analizzando il comportamento di diverse fasce d'età in contesti differenti. All'Università di Navarra, in Spagna, gruppi di 50 adulti sono stati monitorati all'interno di un'arena circolare confinata, mentre in un secondo test oltre 100 adolescenti sono stati osservati mentre camminavano liberamente in un immenso cortile scolastico di 50x60 metri, privo di confini fisici condizionanti.