Risoluzione desiderata:
Gli investigatori ritengono che abbia nascosto le tensioni all'interno della famiglia delle vittime, rallentando le indagini sul duplice omicidio di Pietracatella
Davanti agli inquirenti, per ben tre volte, ha smentito che ci fossero dissapori nella famiglia di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, le due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella e morte subito dopo lo scorso Natale, a pochi giorni di distanza l'una dall'altra. Ma i suoi racconti sarebbero stati smentiti da altri riscontri e testimonianze. Per questo motivo una donna è stata denunciata per favoreggiamento. E ciò significa che potrebbe essere davvero vicina a una svolta l'inchiesta sul giallo del duplice omicidio avvenuto nel piccolo paese in provincia di Campobasso.
Dopo 160 persone ascoltate come testimoni e una serie di indagini su dispositivi elettronici, rilievi ambientali e l'esito delle autopsie, nel mirino degli inquirenti è finita una stretta conoscente che, nei vari colloqui in questura a Campobasso, ha sempre negato che all'interno della famiglia di cui fanno parte, oltre alle due vittime, anche Gianni Di Vita e la sua figlia più piccola Alice, ci fossero problemi e contrasti. Una situazione che a più riprese aveva portato a litigi. Per questo motivo, sostengono gli inquirenti, le sue risposte, considerate false e incongruenti, avrebbero sviato e rallentato le indagini.












