La donna era stata ascoltata più volte in questura a Campobasso. Eppure ogni volta aveva negato che ci fossero tensioni nella famiglia delle due donne morte avvelenate

Un’amica stretta della famiglia Di Vita è stata denunciata per favoreggiamento nell’ambito delle indagini sul caso di Pietracatella, il borgo molisano in provincia di Campobasso dove a dicembre la 15enne Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi morirono per sospetto avvelenamento da ricina. La donna è stata ascoltata tre volte in Questura tra gennaio e oggi come persona informata dei fatti, ma ha sempre negato l’esistenza di tensioni all’interno della famiglia. Non è ancora chiaro però se abbia voluto mantenere il segreto per una sorta di protezione nei confronti della famiglia, o se la donna avesse altre intenzioni. A far cadere ogni dubbio sono stati i riscontri oggettivi raccolti dagli investigatori: la donna era a conoscenza dei problemi interni al nucleo familiare e ha scelto comunque di non riferirli agli inquirenti, circostanza che ha portato alla denuncia per ostacolo alle indagini.

Cosa sapeva e perché è stata denunciata

Non si tratta di un caso isolato. Stando a quanto ricostruito, gli inquirenti si sarebbero trovati più volte nella stessa situazione nel corso di questi mesi: diversi testimoni convocati si sarebbero mostrati poco inclini a raccontare nei dettagli episodi e circostanze rilevanti. Anche oggi gli interrogatori di conoscenti della famiglia proseguono negli uffici della Questura.