Ottantatré anni il prossimo ottobre, più di sessanta da maniscalco. Sebastiano Mura di Santu Lussurgiu (OR) — per tutti Tatanu — è il testimone diretto di un mestiere che si è trasformato profondamente.
Quando ha iniziato a frequentare la bottega?
«A dodici anni. Avevo finito la quinta elementare e, invece di andare a correre per le campagne e raccogliere frutta con i miei coetanei, sono andato in officina da mio padre. Lì, mentre tiravo il mantice della forgia, ho cominciato a osservare cosa faceva».
Quindi lei è un figlio d’arte?
«Sì. Anche mio padre era maniscalco. Avevamo la bottega a San Giovanni, in una chiesa sconsacrata. In quel periodo il Comune affidava agli artigiani alcuni beni dismessi».








