A un anno dall’avvio del programma SAFE (Security Action for Europe), la Commissione europea sta già valutando una seconda fase dello strumento finanziario che ha inaugurato il primo grande schema di indebitamento comune dell’Unione dedicato alla difesa. L’obiettivo non è soltanto proseguire il sostegno agli investimenti militari degli Stati membri, ma anche trasformare il meccanismo, passando progressivamente dai prestiti alle sovvenzioni.
PUBBLICITÀ
La discussione arriva in un contesto geopolitico sempre più complesso. La guerra in Ucraina continua a rappresentare la principale minaccia alla sicurezza del continente, mentre il progressivo ridimensionamento dell’impegno statunitense in Europa spinge Bruxelles a rafforzare la propria autonomia strategica. A questo si aggiungono le recenti minacce ibride registrate sul fianco orientale dell’Unione, comprese le incursioni di droni e le interferenze ai sistemi GPS, che hanno aumentato la pressione sui governi europei affinché accelerino gli investimenti nel settore della difesa.
SAFE I: domanda superiore alle risorse disponibili
Il programma SAFE consente agli Stati membri di ottenere prestiti a condizioni agevolate per finanziare la spesa militare, beneficiando della flessibilità prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale che permette di escludere tali investimenti dai vincoli ordinari del Patto di stabilità.






