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Martedì il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato formalmente il programma di investimenti militari Security Action for Europe (SAFE), che fornirà 150 miliardi di euro agli stati membri (e non solo) che presenteranno piani di spesa e investimenti nella difesa e nella sicurezza, volti anche all’acquisto di armi e munizioni.
SAFE è l’elemento per ora più concreto del piano ReArm Europe (poi rinominato Readiness 2030) presentato a marzo dalla Commissione Europea. La scorsa settimana era stato approvato dai governi degli stati membri, mentre non è passato per il Parlamento Europeo, per via di una procedura speciale attivata dalla Commissione. I 150 miliardi di euro del piano saranno raccolti dalla Commissione facendo debito comune, e saranno concessi ai paesi che ne faranno richiesta sotto forma di prestiti a lungo termine, che quindi dovranno essere restituiti. Per ottenere questi prestiti sarà necessario rispettare alcune condizioni.
Un po’ come avvenuto per il cosiddetto Recovery Fund, cioè il fondo europeo di investimenti post pandemia, per accedere ai soldi di SAFE i paesi membri dovranno presentare dei progetti (come il PNRR italiano, nel caso sempre del Recovery Fund). I progetti dovranno essere condivisi da almeno due governi, per favorire la cosiddetta interoperabilità, parola del gergo militare che indica la possibilità per più eserciti nazionali di usare le stesse tipologie di armi. L’idea è quindi di sviluppare progetti che non siano in concorrenza tra di loro, e che anzi possano essere condivisi tra più stati.







