Come qualunque mezzo di trasporto, anche il monopattino presenta dei rischi. Ce lo ricorda, tragicamente, la morte di un diciottenne a Milano, in seguito allo scontro con un’automobile. Le statistiche mostrano un fenomeno in crescita, di pari passo con la diffusione della micromobilità urbana: un team di ricercatori dell’Otodi (l'Associazione degli ortopedici e traumatologi ospedalieri d'Italia) ha documentato 441 pazienti con traumi con necessità di visita specialistica, nella sola città di Roma, nel periodo 2018-2024. Oltre il 25 per cento ha dovuto subire un’operazione, in seguito principalmente a fratture dell’arto superiore (27 per cento) e dell’arto inferiore (25 per cento). Le cause sono molteplici e solo in parte riconducibili all’imprudenza (sia di chi guidava i monopattini, sia dei conducenti dei veicoli contro cui eventualmente si sono scontrati). Più spesso, sono le condizioni delle strade a rendere più probabili e più gravi i sinistri: la presenza di buche, la cattiva manutenzione dell’asfalto, l’assenza di piste dedicate sono tutti fattori di rischio.Con la riforma del Codice della strada, il governo ha tentato di arginare i comportamenti più pericolosi, imponendo l’obbligo di casco, di targa e di assicurazione (e vedremo se e quanto questo sortirà effetti). Ma è ancora più importante agire sul contesto. In primo luogo, emettere nuove grida e stabilire nuovi obblighi serve a poco se poi non vengono fatti rispettare: una più capillare presenza delle forze dell’ordine aiuterebbe non poco, disincentivando condotte come la guida pericolosa o il mancato rispetto di semafori e sensi di marcia. Secondariamente, la manutenzione stradale non sarà mai sufficiente: un selciato più affidabile ha effetti positivi non solo sulla sicurezza ma anche sull’inquinamento derivante dal traffico veicolare; e non solo sui monopattini ma su tutti i mezzi di trasporto. Invece di dare la caccia ai monopattini, mettere tutti gli utenti della strada nella condizione di spostarsi con tranquillità e sicurezza.