Lo sbarco al Nasdaq di SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, non è andata a genio ai risparmiatori italiani. La più grande offerta pubblica iniziale (Ipo) della storia è stata autorizzata in Europa da un prospetto approvato il 5 giugno dall’autorità finanziaria tedesca Bafin. Il prospetto ha limitato l’offerta al pubblico retail nel Vecchio Continente ai cittadini di soli sette Paesi: Germania, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna e Svezia. Gli investitori al dettaglio in questi Stati hanno potuto sottoscrivere le azioni direttamente. In Italia è stato possibile aderire sono tramite banche. L’Italia invece è stata esclusa da questa lista di accesso diretto, tagliando fuori milioni di risparmiatori italiani dalle fasi di collocamento iniziale. SpaceX non è più solo una società di lanci: oggi è l’azienda leader della Space Economy. La società poggia su tre pilastri strategici: Space (servizi di lancio con i razzi Falcon e il futuro Starship), Connectivity (la rete Starlink che ha oltre 10 milioni di abbonati) e AI (che include xAI, il modello Grok e la piattaforma X). Sebbene i ricavi nel 2025 siano stati di 18,7 miliardi di dollari, la società ha chiuso l’anno con una perdita netta di 4,9 miliardi, principalmente a causa degli enormi investimenti in ricerca e sviluppo per Starship e l’infrastruttura Ia.
Space X sold out allo sbarco in Borsa, ma Elon Musk tiene stretto il controllo con l'83,6% dei diritti di voto. Risparmiatori italiani tagliati fuori
Il miliardario vicino a Trump detiene circa l'83,6% del potere di voto post-Ipo. I diritti decisionali dei soci di minoranza in sostanza non esistono: l'operazione ha aumentato solo il patrimonio del tycoon
SpaceX quota per 75 miliardi (valutazione 1.700B), con Musk che controlla l'83,6% dei voti via doppia classe. Il mercato valuta SpaceX come tech/AI empire (Space+Starlink+xAI), credendo nella crescita futura malgrado le perdite di 4,9B 2025.















