| 12 Giugno 2026 18:02 |

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(Adnkronos) – “Non luogo a provvedere perché la grazia sospende la pena e quindi la misura alternativa non può essere concessa”. E’ questa, in sintesi, la richiesta della sostituta procuratrice generale di Milano Valeria Marino che, davanti al Tribunale di Sorveglianza, nell’udienza dedicata all’affidamento in prova ai servizi sociali, ha chiesto di mettere la parola fine sulla vicenda che coinvolge Nicole Minetti. Una richiesta a cui si è associata la difesa, rappresentata dai legali Antonella Calcaterra e Pasquale Pantano, e su cui il Tribunale presieduto da Marcello Bortolato si è riservato.

L’udienza a porte chiuse è durata esattamente quattro minuti, nessun accenno al nome Minetti nella lunga lista delle udienze iniziate alle 9 di mattina che campeggia sulla porta dell’aula al piano terra del Palazzo di giustizia. Sono bastati due minuti alla Procura generale di Milano per chiedere al Tribunale di Sorveglianza “il non luogo a provvedere” perché la grazia concessa dal Presidente della Repubblica “sospende la pena” e “non c’è più la materia del contendere”.

Il provvedimento di clemenza ha di fatto “revocato l’ordine di esecuzione e quindi non luogo a provvedere sulla domanda di affidamento” spiega l’avvocata Calcaterra. La difesa, nell’udienza a porte chiuse, si è associata alla richiesta della sostituta pg Marino. Il Tribunale ha cinque giorni per decidere, scelta che verrà comunicata alle parti tramite pec e che potrebbe azzerare la misura alternativa per ‘scontare’ le due condanne: i 2 anni e 10 mesi per il processo ‘Ruby bis’ dove era accusata di favoreggiamento della prostituzione, e un anno e un mese per ‘Rimborsopoli’ dove l’ex consigliera regionale lombarda doveva rispondere di peculato. Se Minetti non commetterà reati nei prossimi cinque anni la pena si estingue.