| 12 Giugno 2026 18:03 |
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(Adnkronos) – “A oggi mancano le condizioni necessarie e sufficienti per poter far avanzare il processo di approvazione degli schemi di intese preliminari per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella materia di tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”. Così Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ‘laboratorio italiano’ per l’analisi dell’andamento e dell’attuazione delle politiche sanitarie e sociali e per la loro innovazione, con particolare riguardo ai principio dell’equità, durante l’audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Secondo Salutequità il percorso verso l’autonomia differenziata presenta ancora numerose criticità. Aceti evidenzia “l’incertezza legata all’aggiornamento dei Lea e dei Lep, l’assenza di costi e fabbisogni standard definiti, un sistema di riparto delle risorse ritenuto iniquo e controlli insufficienti sulla qualità dell’assistenza sanitaria”. L’associazione denuncia inoltre “la mancanza di una valutazione indipendente sugli effetti che una maggiore autonomia per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto potrebbe avere sul resto del Paese. In particolare, non sarebbero stati analizzati adeguatamente gli impatti sui bilanci regionali, sulla mobilità di pazienti e professionisti sanitari, né sulle garanzie di equità nell’accesso alle cure e nel rispetto dei diritti dei cittadini”. Per queste ragioni, Salutequità definisce l’operazione una “riforma al buio”, con il “rischio di accentuare le disuguaglianze territoriali e favorire un regionalismo competitivo anziché solidale”.










