La battaglia che lancia l’estate. Al tramonto della primavera, nella lussureggiante Loira, il sole splende a lungo, mentre la notte è poco più di un lampo. Piloti eroi, che domano capolavori d’ingegneria, si affrontano dal lontano 1923 in una lotta senza esclusione di colpi. Dopo 24 ore infinite, combattute fino all’ultimo secondo, Le Mans sceglie i vincitori che magari non sono i driver più forti, ma sicuramente quelli che hanno meritato di più in questa edizione. È l’unica corsa al mondo nella quale non esistono favoriti.

Anche i veri assi del volante sono alcuni dei tanti, sperando che l’alchimia del proprio equipaggio faccia la differenza ed il bolide marci come un orologio, dal via fino alla bandiera a scacchi. È indispensabile che la fortuna sia alleata perché per trionfare i problemi devono girare a largo. Numerose soste ai box, con rifornimento di carburante e magari cambio gomme, ogni altra operazione non programmata è da evitare perché vorrebbe dire alzare bandiera bianca.

Chi, fra le 18 Hypercar di 8 costruttori diversi, non avrà avuto imprevisti potrà contendersi il Trofeo più prestigioso, quello che ogni campione sogna di avere nella sua bacheca. Negli anni, quasi un centinaio di piloti di F1 hanno lasciato la monoposto in garage per tentare l’avventura della maratona senza alcuna sicurezza. Una volte si puntava anche a risparmiare la vettura, a fargli tirare i fiato per salvaguardare freni, cambio e motore. Oggi non è più così: s’imposta il ritmo di gara e si viaggia in apnea perché la tecnologia attuale rende sublime anche l’affidabilità.