Questa settimana il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha dichiarato che Sofia non fornirà più aiuti militari all’Ucraina. Contestualmente il premier ha sottolineato la necessità di cercare con impegno una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra che vede opposte la Russia e l’Ucraina e con esse due mondi che si contrappongono in un’edizione aggiornata del conflitto fra Oriente e Occidente.

«Abbiamo già dato abbastanza e il nostro paese continua a subire danni economici e sociali provocati da questa guerra sanguinosa», ha detto Radev che passa per essere “filorusso” e sostenitore di un dialogo con Mosca. A suo avviso questo conflitto non può essere risolto con strumenti militari; tali dichiarazioni fanno eco a quanto affermato poco prima dal ministro della Difesa Dimitar Stoyanov il quale sostiene che le ostilità in atto fra i due paesi sono ormai a tutti gli effetti una guerra logorante che fa registrare sempre più vittime senza che si arrivi ad una soluzione concreta. A loro parere la svolta può aver luogo solo con mezzi diplomatici.

Tornando al primo ministro e alle sue posizioni sarà utile ricordare che questi ha prevalso alle elezioni anticipate svoltesi lo scorso 19 aprile, elezioni che si sono concluse col successo del suo Bulgaria Progressista (PB). Un partito, questo, che ha intercettato il malessere sociale diffuso nel paese. Va detto che l’esito del voto ha impensierito Bruxelles per il conservatorismo dell’azione politica e per le aperture alla Russia di quello che è stato presidente in Bulgaria per due mandati. Già ben prima di queste sue più recenti dichiarazioni Radev si era opposto al sostegno militare bulgaro all’Ucraina e anche per questo c’era stato chi, nell’Unione, temeva di avere a che fare con una nuova spina nel fianco simile a Viktor Orbán. Diversi esperti, però, mostrano di non credere che possa verificarsi un simile scenario e che l’Ue non debba temere di dover ingaggiare un nuovo logorante braccio di ferro, stavolta col premier bulgaro.