La parola trasuda dalle prime trecento pagine del volume, prima che le ultime venti la esorcizzino in forma di Faq. Alla fine di questa chiacchierata decidiamo di affrontarla. “Mostro. Un’etichetta diabolica della quale in Italia, soprattutto sui giornali fino a trent’anni fa, si è abusato, così come del sinonimo “belva”. È una parola comoda. Ti fa sentire buono”. Ne è cosciente Matteo Curtoni, che con Elisabetta Montanari e Maura Parolini ha firmato per Mimesis questo Manuale dei serial killer italiani che Cristina Cattaneo, analista suprema di quello che i “mostri” lasciano dietro di sé – i cadaveri – nobilita in prefazione come “interessante compendio per le scienze forensi e medico-legali”. Manuale e non album, non antologia, non dizionario: “Ma non certo perché vogliamo insegnare a diventarlo”, scherza Curtoni con humour nero che qui appare appropriato. “È piuttosto una parola che serve da ombrello. È una raccolta di storie, anche antiche, che secondo noi era giusto raccontare, con un minimo di analisi per capire il fenomeno. Senza la pretesa di farne un’antologia”.
Torniamo ai “mostri”. E alle loro origini geografiche, pendant necessario: di Foligno (Luigi Chiatti) e della Liguria (Donato Bilancia), della Stretta Bagnera (l’Antonio Boggia di metà Ottocento milanese) e del Circeo (Angelo Izzo), accanto a orchi (Giuseppe Belloli), Rambo (Arrigo Candela), saponificatrici (Leonarda Cianciulli), feticisti (Danilo Restivo). E iene, lupi, un sadico (Antonio Mantovani), un Travoltino (Maurizio Minghella), una strega (Gaetana Stimoli). Galleria di dolori e orrori. “Tracciare un profilo unico dei serial killer”, sospira Curtoni, “è impresa che si scontra col mistero. Esistono costanti, quello sì, anche lontane nel tempo. Le serialità stesse lo sono, si dice e si legge che l’epoca “d’oro” è per fortuna alle spalle. Ma troviamo in tanti profili dei gravissimi problemi negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, anni “da incubo”, abusi subiti di cui bisogna prendere atto senza che per questo si debba assolvere nessuno. Emergono gravi problemi con le figure femminili, in particolare nei serial killer al maschile che poi si accanivano con donne scelte a caso, principalmente prostitute. Copioni che si ripetono, ricerche di rivincita. Poi esistono anche moventi prettamente economici con cui fare i conti”.








