Arriva a una svolta cruciale il processo che vede sul banco degli imputati uno dei volti storici della politica locale e regionale. La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per Pietro Fuda, ex sindaco di Siderno, già senatore della Repubblica ed ex assessore regionale.La richiesta di pena, formulata dal sostituto procuratore della Dda reggina Domenico Cappelleri, tiene già conto della riduzione dovuta al riconoscimento delle attenuanti generiche. Come riporta il “Corriere della Calabria”, la pesante accusa mossa dagli inquirenti nei confronti dell’ex amministratore è quella di concorso esterno in associazione mafiosa.

Le accuse della Procura antimafia e i presunti legami con i clan

Il fulcro dell’impianto accusatorio della Dda ruota attorno ai rapporti che l’esponente politico avrebbe intrattenuto con le consorterie criminali della Locride. Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’ex parlamentare e sindaco avrebbe fornito un appoggio concreto e consapevole alle dinamiche dei clan locali.Fuda avrebbe fornito un contributo “indiretto ma rilevante” agli interessi del clan Commisso agevolando così le attività della storica cosca di Siderno. La parola passa adesso alle arringhe difensive e alla successiva decisione dei giudici del Tribunale di Locri, chiamati a esprimersi su una vicenda che ha scosso profondamente gli equilibri politici del territorio.