La morte del sedicenne dei Castelli Romani ha lasciato sgomenta un’intera comunità. Come accade ogni volta che una giovane vita si interrompe improvvisamente, ci si interroga su cosa possa essere accaduto, se ci fossero segnali da cogliere e se qualcuno avrebbe potuto accorgersi di quel dolore prima che fosse troppo tardi.
Per Alessia Mortilla, fondatrice dell’istituto The Mind of the Child, mental coach ed esperta di sviluppo umano, educazione emotiva e relazioni, il punto centrale non riguarda soltanto gli adolescenti. Riguarda tutti noi.«Spesso pensiamo che tragedie come questa appartengano solo al mondo dei ragazzi. In realtà il meccanismo emotivo che porta una persona a perdere fiducia in sé stessa può riguardare chiunque. Cambiano le circostanze, ma il conflitto interiore è lo stesso».Secondo Mortilla, nessuno nasce sentendosi inadeguato. «Da bambini possediamo naturalmente risorse straordinarie: fiducia, spontaneità, capacità di credere in noi stessi. Poi, nel tempo, iniziamo a legare il nostro valore ai risultati, ai giudizi, all’approvazione degli altri. È così che molte persone smettono di riconoscere il proprio valore indipendentemente da ciò che accade fuori».Quando l'autostima si indebolisce È in quel momento che può aprirsi una frattura profonda. «Quando l’autostima si indebolisce, può essere sostituita da un senso crescente di inadeguatezza. La persona non pensa più di avere un problema. Comincia a pensare di essere il problema. Non sente di aver fallito in qualcosa, ma di essere sbagliata. Ed è una differenza enorme».Per l’esperta, è proprio questo uno dei passaggi più delicati e meno visibili. «Le persone raramente smettono di credere nella vita da un giorno all’altro. Prima smettono di credere in sé stesse. È un processo lento, silenzioso, che spesso rimane nascosto persino a chi lo sta vivendo».Riconoscere la sofferenza Da qui nasce una riflessione che riguarda le relazioni quotidiane. «Perché ci rendiamo conto dell’importanza delle persone soprattutto quando le perdiamo? Siamo circondati da persone che amiamo e che ci amano, eppure spesso non vediamo il loro dolore fino a quando non diventa evidente. Forse perché osserviamo i comportamenti, ma ascoltiamo troppo poco ciò che accade dentro gli altri».Secondo Mortilla, il vero tema è imparare a riconoscere la sofferenza prima che diventi disperazione. «Dovremmo dedicare più tempo a sviluppare competenze emotive e relazionali. Non per intervenire quando il disagio è già esploso, ma per cogliere quei segnali che spesso passano inosservati. Ogni persona dovrebbe avere strumenti che le permettano di riconoscere quando qualcuno vicino sta perdendo fiducia in sé stesso e di aiutarlo a ritrovare il proprio valore». La tragedia di questi giorni lascia molte domande senza risposta. Ma forse una riguarda tutti noi più delle altre: quanto tempo dedichiamo davvero a conoscere il mondo interiore delle persone che amiamo, prima che il loro silenzio diventi più forte delle loro parole?






