Questa settimana la European Sustainable Energy Week ha compiuto vent’anni. Dal 2006 è cresciuta fino a diventare il più grande appuntamento europeo dedicato alla transizione energetica: oltre diecimila persone — responsabili politici, imprese, ricercatori, società civile, leader più e meno giovani, imprenditori — più i partecipanti in linea. Dopo due giorni passati lì, sono più convinta che mai che questa comunità ha tra le mani qualcosa che troppo di rado si concede: storie di successo da raccontare.
Qual è la storia?
Ho avuto il piacere di partecipare al panel di EUFORES (il Forum europeo per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, la rete dei parlamentari europei e nazionali che se ne occupano) nel dibattito “What’s the story? New narratives for the energy transition”, in occasione della presentazione dell’ottimo rapporto finale EEW5 dedicato proprio a questo tema. Non si tratta soltanto di comunicazione: è il modo in cui parliamo della transizione a decidere se cittadini, imprese e governi la sosterranno o la ostacoleranno. Dovremmo raccontarla con più sicurezza ed entusiasmo per ciò che è: un cambiamento radicale, certo, ma anche l’agenda economica ed energetica più razionale che abbiamo, in tempi di emergenza climatica e di turbolenze geopolitiche. Rinnovabili, batterie ed efficienza energetica sono alleate nella stessa battaglia contro la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Certo, i pannelli solari e le pale eoliche stanno sotto i riflettori molto più spesso delle tecnologie che riducono il fabbisogno di energia; ma l’energia più economica, più pulita e più sicura è quella che non abbiamo bisogno di usare: il gas che non importiamo, la bolletta che non arriva. Ed è un terreno su cui l’Europa è già all’avanguardia, con imprese, posti di lavoro e competenze, qui e ora.









