Il filone investigativo romano relativo alle procedure per il Ponte sullo Stretto affonda le sue radici in Calabria. La Procura di Catanzaro, infatti, ha avviato già dallo scorso autunno una serie di accertamenti mirati a sventare il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nei futuri appalti per la realizzazione dell’infrastruttura. Durante lo svolgimento di questa prima attività di indagine, l’ascolto di diverse intercettazioni telefoniche e ambientali avrebbe fatto emergere alcuni elementi di collegamento con la magistratura contabile.A seguito di tali riscontri, i magistrati calabresi hanno provveduto a trasmettere la documentazione ai colleghi della Procura della Repubblica di Roma, dando così input alla nascita di un secondo e autonomo procedimento penale. Nel registro degli indagati della Procura capitolina sono iscritti l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, l’ex componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa Giacomo Francesco Saccomanno e l’imprenditore di Rosarno Vincenzo Virgiglio.

Il monitoraggio del Ros e i tentativi di condizionamento sulle delibere

L’attività investigativa delegata ai Carabinieri del Ros, avrebbe permesso di monitorare i presunti tentativi volti a orientare l’esito delle valutazioni sulla delibera che il Cipess aveva approvato nell’estate del 2025. Tale provvedimento conteneva il progetto definitivo dell’opera e lo schema di convenzione aggiuntiva sottoscritto tra il Ministero delle Infrastrutture e l’azienda concessionaria Stretto di Messina. Le pressioni ipotizzate dagli inquirenti non sarebbero comunque andate a buon fine.Le attività di captazione tecnica hanno coperto un arco temporale compreso tra il mese di ottobre del 2025 e il maggio del 2026. Proprio sul finire di ottobre dello scorso anno, la Corte dei conti aveva deliberato il rifiuto della registrazione per l’atto del Cipess, segnando un momento chiave nella cronologia degli eventi analizzati dalle forze dell’ordine.