La Procura di Roma indaga tre persone, tra cui un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un avvocato già nel Cda della Stretto di Messina e un imprenditore reggino. Secondo l’accusa, avrebbero tentato di orientare l’esame sul progetto definitivo dell’opera in cambio di futuri incarichi pubblici

Un terremoto giudiziario scuote l’iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. La Procura della Repubblica di Roma ha avviato una vasta operazione, delegando i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) a eseguire perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nei confronti di tre figure chiave. I reati ipotizzati dai magistrati capitolini profilano uno scenario di estrema gravità: corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Il decreto ha colpito S.G., avvocato settantunenne della provincia di Reggio Calabria e già membro del consiglio di amministrazione della società “Stretto di Messina S.p.A.”, V.V., imprenditore reggino di sessantacinque anni residente a Roma, e M.T., settantenne ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, in quiescenza dal febbraio 2026.