L’Emilia-Romagna si trova nel cuore di una delle aree produttive più importanti ma, al tempo stesso, ecologicamente più vulnerabili d’Europa: la Pianura Padana. Tra le sfide storiche legate alla qualità dell’aria e gli effetti sempre più evidenti e drammatici del cambiamento climatico - manifestatisi con alluvioni e altri eventi meteo estremi - la gestione ambientale della regione richiede un delicato equilibrio tra rigore scientifico e spinta all’innovazione. Per capire come il territorio stia affrontando queste criticità e quali siano i traguardi già raggiunti sul fronte della sostenibilità, abbiamo rivolto cinque domande chiave all’ingegner Paolo Ferrecchi, direttore generale di ARPA Emilia-Romagna.

Direttore, il territorio emiliano-romagnolo è stato duramente colpito da devastanti eventi alluvionali e da una crisi idrogeologica senza precedenti. Accanto alla gestione dell’emergenza e ai dati sulle criticità, quali sono i primi segnali positivi e le “buone pratiche” di resilienza che ARPAE ha registrato sul fronte del ripristino ambientale e della messa in sicurezza del territorio?

«Innanzitutto mi preme evidenziare come gli eventi che hanno interessato l’Emilia-Romagna nel 2023 e 2024 sono stati di una portata impressionante, sia per intensità sia per estensione.