L’Emilia-Romagna è tradizionalmente uno dei motori dell’economia nazionale, grazie anche a un polo manifatturiero particolarmente sviluppato che contribuisce a renderla la seconda regione italiana per Pil pro capite. Ora però uno studio di Boston Consulting Group pone l’accento su alcune pressioni strutturali che questo settore si ritrova ad affrontare e che, nei primi mesi del 2025, hanno causato un calo di produzione dell’1,7% rispetto all’anno precedente. L’analisi, intitolata “Il settore manifatturiero del futuro” e presentata durante l’assemblea privata di Confindustria Emilia Area Centro, nonostante il suo carattere locale, offre spunti di riflessione molto più ampi.
Come evidenziato dall’analisi, il comparto soffre di un costo dell’energia che in Italia rimane particolarmente alto, superando del 24% la media europea. Sull’export pesano poi i dazi statunitensi e l’euro apprezzato del 6%, che hanno contribuito a una flessione del 6,5% delle esportazioni verso gli Usa. Sono a rischio 10,5 miliardi di euro di export regionale, specie nei settori della meccanica (-8%) e degli autoveicoli (-29%). Ci sono poi le questioni legate al personale. La carenza di competenze, innanzitutto, col 69% delle imprese manifatturiere emiliane che trova difficoltà nel reperire profili tecnici specializzati e il 47% che fatica a reclutare figure manuali qualificate. E poi un ricambio generazionale insufficiente: l’ingresso di lavoratori under 30 rappresenta solo il 12% del totale.






