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Paolo Valentino

L’ipotesi di negoziare con Mosca sull’Ucraina prende corpo tra gli europei. Le difficoltà della Russia e l’incognita Trump

Chi cena col diavolo, dice l’adagio, deve avere un cucchiaio lungo. È un monito da tenere a mente, ora che l’ipotesi di negoziare con Vladimir Putin sull’Ucraina prende corpo tra gli europei, rimasti da soli a reggere il peso del sostegno economico e militare a Kiev e decisi ad avere il loro posto in una conversazione da cui fin qui Washington e Mosca li hanno deliberatamente esclusi.

Le tre dateIl momento è decisivo, alla vigilia di tre appuntamenti diplomatici di vaglia: il G7 di lunedì e martedì prossimi a Evian, in Francia; il Consiglio europeo del 18-19 giugno a Bruxelles; il vertice Nato del 7-8 luglio ad Ankara. Il conflitto in Ucraina, ormai più lungo della Grande guerra, è entrato in una fase piuttosto negativa per la Russia: l’economia è ferma, il bonus derivato dall’impennata dei prezzi energetici seguiti alla crisi di Hormuz, è stato solo un’effimera boccata d’ossigeno. Sul terreno, Kiev non solo tiene in scacco gli invasori russi, ma grazie alla maestria tecnologica, infligge loro pesanti perdite umane al fronte e danni devastanti in profondità, comprese le città santuario come San Pietroburgo e Mosca.Certo il vantaggio può essere temporaneo, già altre volte la Russia si è mostrata resiliente e in grado di contrattaccare. Ma non c’è dubbio, parole del presidente finlandese Alexander Stubb, che «politicamente, militarmente ed economicamente, l’Ucraina sia oggi nella situazione più favorevole dall’inizio della guerra». Perfino il segretario di Stato americano Marco Rubio pronuncia una specie di de profundis, dicendo che «i russi forse non saranno capaci di conseguire militarmente gli obiettivi che rivendicano nella trattativa».Si sarebbe aperta quindi una finestra di opportunità che l’Europa non può e non vuole farsi sfuggire. Tanto più che l’Amministrazione Trump è completamente distratta, per non dire neghittosa sul tema ucraino, concentrando tutta l’attenzione sulla partita iraniana.Parlare a Putin, dunque, assumendo che sia pronto, come piace credere a Parigi. E senza dare troppo peso al fatto che il capo del Cremlino ha definito «volgare» la lettera inviatagli il 4 giugno da Volodymyr Zelensky, nella quale il leader ucraino gli ha proposto un incontro, provocatoriamente ricordandogli i suoi punti deboli, compresa l’età avanzata.