Qualche giorno fa la sala mensa delle Molinette è rimasta al buio: black out. Niente di grave, tutto sommato, in rapporto al resto dell’ospedale. Mercoledì sera l’area triage del pronto soccorso del Giovanni Bosco è stata evacuata per quello che a prima vista sembrava un principio di incendio: il fumo, si è scoperto poi, era in realtà il vapore prodotto dalla rottura di una valvola di scarico dell’impianto di condizionamento. Il rialzo delle temperature e l’aumento dei consumi Nulla di drammatico, per fortuna - nel secondo caso l’emergenza è rientrata rapidamente -, ma, seppur a diverso titolo, sono le prime avvisaglie di quello che potremmo vivere anche quest’estate, con il rialzo delle temperature e l’aumento dei consumi dovuti a condizionatori. O dei “pinguini”, nei reparti che ne sono ancora sprovvisti. Gli ospedali sono sempre gli stessi. Idem per molti degli impianti, al netto degli interventi di adeguamento. Se sul fronte edilizio/impiantistico non si può fare granchè - restando a Torino il futuro Parco della Salute si vede con il bincolo e l’ospedale di Torino Nord nemmeno con quello -, la situazione si preannuncia complessa anche su quello del personale. Chi riceverà i fondi La Regione è riuscita a racimolare 5 milioni una tantum per garantire la continuità assistenziale negli ospedali e nei servizi territoriali, sostenere i reparti durante il periodo estivo e consentire alle aziende sanitarie di fronteggiare una situazione che da anni continua a mettere sotto pressione infermieri, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari. In base al riparto la Città della Salute otterrà 802 mila euro, 380 mila l’Asl di Torino, 105 mila eduro il Mauriziano. Così a Torino. Meglio che niente, dati i chiari di luna del bilancio della Sanità. Anche se la somma, una volta suddivisa tra Asl e ospedali, si riduce a cifre non certo esagerate. Perché secondo i sindacati non basta Il problema, per gli infermieri, è che nella Sanità pubblica si continua a campare alla giornata, o quasi. «Le risorse dovranno essere utilizzate soltanto per finanziare prestazioni aggiuntive e non potranno sostituire una corretta programmazione delle attività o delle ferie», precisa Claudio Delli Carri, Nursing Up. «Un segnale importante», riconosce, che però denuncia il problema di fondo: «Le prestazioni aggiuntive possono aiutare a coprire temporaneamente le criticità ma non possono diventare il modello organizzativo ordinario». Dello stesso avviso Francesco Coppolella, Nursind Piemonte: «D’estate, da un lato aumentano i bisogni di salute, dall'altro si riduce il personale, con carichi di lavoro che si moltiplicano. A questa cronica emergenza quest’anno si aggiunge l'urgente impegno di dare operatività alle Case di Comunità. La cifra ottenuta è un atto di giustizia ma non si può pensare al futuro in questi termini». Mentre si cercano infermieri albanesi, argentini e persino ubzeki, si continua a pagare i nostri perchè facciano i turni supplementari e i reparti non restino sguarniti.