Si diverte con la sua band, fa l’attrice e pure la dialect coach. Di cose da fare Valentina Ruggeri, bolognese doc, con un accento mitigato dalla sua lunga permanenza nella Città Eterna, ne ha. "Sono una donna dalle mille sfaccettature, ma grazie al cielo, riesco a tenere tutto insieme". Il suo core business però resta il cinema. E l’ultima sua fatica è stata il set della serie Uno sbirro in Appennino (regia di Renato De Maria), dove ha interpretato Nadia Lucchi, un capo della polizia scientifica decisamente sui generis.

Cantante, attrice, dialect coach. Chi è Valentina Ruggeri? "Centomila cose. Anche perché sono pure moglie, madre, figlia, amica. (Ride). E so anche cosa non sono: non sono una con un contratto fisso o che avrà una pensione".

E tutto questo le fa paura? "Fino a qualche anno sì, perché ho vissuto dei momenti di sconforto. Pensavo di non riuscire a proiettarmi oltre. Essere diventata madre poi ha cambiato molto le cose".

Come mai? "Ovviamente ha ridefinito le priorità della mia vita. Non vuol dire che esista solo mio figlio, ma mi ha fatto capire che a fine giornata ci si può sentire realizzati in tanti altri modi. Io, intanto, mi tengo pronta: guardo il mondo, alleno la voce. Certo, in Italia essere madre è un grosso problema".