“Sono rimasto pietrificato”, ha detto alla Bbc Paul Sharkey, che abita a nord di Belfast e nella notte tra mercoledì e giovedì si è ritrovato con un furgoncino incendiato gettato davanti alla porta di casa. Sharkey ha i capelli rossi e gli occhi azzurri, ed è penoso doverlo precisare, ma è anche cruciale: la retorica anti immigrazione dei cosiddetti leader del popolo – nel caso britannico Nigel Farage, assieme a quel pulviscolo di neofascismo che si muove alla destra del suo Reform Uk – ha portato il popolo ad azzannarsi, uno con l’altro, tutti nello stesso disagio, nella stessa povertà, nella stessa insofferenza, solo con il colore della pelle diverso.A Belfast, nella seconda notte di distruzione dopo che è circolato il video di un sudanese che ha cercato di decapitare un signore nordirlandese (gli ha cavato un occhio e dall’altro potrebbe non vedere mai più), dodici poliziotti sono stati feriti, 16 agitatori sono stati arrestati, le ambulanze sono state minacciate, i bambini sono stati evacuati con le loro famiglie, mentre decine di uomini a volto coperto tiravano bottiglie, pietre, mattoni contro le case, incendiavano le auto e aggredivano chi non aveva la pelle bianca. La caccia all’immigrato è spaventosa ma la ricerca di un agitatore-capo – che sia Elon Musk indemoniato, la propaganda russa o i gruppi violenti che fanno le convocazioni – sembra fuori tempo massimo, perché sono anni che i movimenti populisti strappano il tessuto della convivenza nelle società britanniche ed europee. Nel Regno Unito, la più grande catastrofe autoinflitta, cioè la Brexit, è stata scandita dal “take back control”: gli immigrati vi rubano il lavoro, cacciamoli. E’ così, con il nemico dalla pelle dal colore diverso (a volte pure bianca, come per gli europei, ma comunque straniero), che Farage ha attirato a sé il consenso della working class, cui è stato dato un obiettivo da colpire ma non un’alternativa per stare meglio, e ora a Belfast come altrove si moltiplicano le scritte razziste e si bruciano le case di altre persone senza mezzi e insofferenti, non si permette l’apertura dei negozi ad altre persone senza mezzi e insofferenti, in una lotta di classe cannibale in cui si rincorrono violenza e disperazione. Il popolo da riscattare dall’oppressione delle élite si brucia le proprie case, mentre le democrazie scivolano verso le oligarchie: i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri si distruggono tra loro. E Farage, l’uomo del popolo, pensa solo a come andare al potere, strumentalizzando una crisi via l’altra, senza proporre un’idea per aggiustare una società rotta, solo per distruggerla – con pure 5 milioni di sterline a sua disposizione mai dichiarati, ricevuti da un miliardario thailandese.
A Belfast si vede la bugia populista: popolo contro popolo, stesso disagio, colore della pelle diverso
Dopo anni di Brexit, “take back control” e retorica anti stranieri, i disordini in città restituiscono l’immagine più brutale del populismo: una comunità impoverita che non si salva, ma si distrugge dall’interno










