Le immagini di Belfast sembrano rievocare spettri del passato. Auto e bus incendiati, famiglie sfrattate di casa da violenti incappucciati, duri scontri con la polizia. Ma i fantasmi stavolta sembrerebbero aver cambiato forma.
A infiammare Belfast non è la contrapposizione tra repubblicani/nazionalisti e unionisti/lealisti. Le vecchie lenti non bastano più a comprendere quello che sta accadendo oggi. A dircelo è la geografia delle rivolte, una mappa che racconta una storia precisa: i principali disordini si sono verificati in aree che sono state il cuore del lealismo.
Nei quartieri repubblicani/nazionalisti, infatti, la situazione è invertita. Il movimento repubblicano si è pronunciato all’unisono e con forza a favore delle minoranze colpite. Un noto dissidente ha persino dichiarato che gli attivisti del suo quartiere (Ardoyne) si mobiliteranno in difesa delle famiglie minacciate.
Ma la situazione risulta scivolosa. Mary Lou Mcdonald, presidente di Sinn Féin, condannando le violenze ha ricordato che sono intimidazioni razziste orchestrate da teppisti lealisti e di estrema destra. Ha poi aggiunto, però, qualcosa che suona anche come un messaggio diretto ad altri. Ha detto che i colpevoli «sono le stesse persone che a luglio bruceranno i tricolori irlandesi nei loro falò».










