HomeBolognaCronacaI misteri dei fratelli Savi. Roberto tace, Fabio quasi. E rispunta la pista 007Il capo della banda non parla ai magistrati, il ’lungo’ si limita a qualche risposta. La rabbia dei familiari delle vittime: "Loquaci soltanto quando vanno in tv". Un ex poliziotto racconta dell’incontro a Bologna in una società ombra del Sisde.Il capo della banda non parla ai magistrati, il ’lungo’ si limita a qualche risposta. La rabbia dei familiari delle vittime: "Loquaci soltanto quando vanno in tv". Un ex poliziotto racconta dell’incontro a Bologna in una società ombra del Sisde.Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciDopo 30 anni i magistrati sono tornati a interrogare i Savi. Ma, per la gran parte, i due fratelli - sentiti come imputati in procedimento connesso - si sono rifiutati di parlare. Roberto, ex poliziotto e leader della banda della Uno Bianca, si è avvalso della facoltà di non rispondere - un interrogatorio, ieri nel carcere di Bollate, iniziato e finito in poco più di una mezzora - mentre l’altro - il Lungo - ha risposto solo a qualcuna delle domande del procuratore capo di Bologna Paolo Guido e dei pm Lucia Russo e Andrea De Feis.
Se i killer – condannati all’ergastolo per aver causato 23 morti e oltre cento feriti in sette anni e mezzo di terrore tra il 1987 e il 1994 tra l’Emilia-Romagna e le Marche - a quanto pare hanno poco da dire, nonostante di recente siano apparsi sui palcoscenici televisi mostrandosi invece molto loquaci, spunta intanto un super testimone nella nuova inchiesta della Procura (che procede con due fascicoli per concorso in omicidio): si tratta di un ex agente di polizia, sentito più volte dai pm anche di recente, le cui dichiarazioni oggi dimostrebbero, lasciando pochi dubbi, il rapporto tra Roberto Savi e i Servizi. Nel ’96, infatti, il maggiore tra i tre fratelli Savi fece riferimento ad alcuni indirizzi in via Lame e dintorni, nel centro storico di Bologna.







