TREVISO - Anche la polizia locale della Marca, a cominciare dagli agenti del capoluogo, aderisce allo sciopero nazionale proclamato dalle associazioni sindacali di categoria. Una protesta che affonda le radici in anni di trattative e malumori e che ha uno scopo ben preciso: riconoscere ai vigili le stesse tutele di cui godono gli altri corpi delle forze dell'ordine. A Treviso poi, dove da mesi la polizia locale è pienamente coinvolta nelle attività di sorveglianza della zona rosa, che presuppone giri di pattuglia e controlli con modalità del tutto identiche e quelle di carabinieri, polizia e Guardia di finanza, il problema è ancora più sentito.
Dall'inizio dell'anno, quindi da quando la zona rossa è entrata in vigore, sono una decina gli agenti della Locale costretti a ricorrere alla cure del Pronto Soccorso per via di aggressioni subite durante controlli e servizi di pattuglia: «Gli agenti della Polizia locale - spiega Davide Panizzo, assieme a Nicola Glorioso referente provinciale del sindacato Csa/Ospol - sono forse quelli maggiormente in prima linea quando si parla di sicurezza urbana. Noi ci siamo sempre e in tutte le zone più sensibili della città, che sia zona rossa o quartieri. Facciamo le identiche cose delle altre forze dell'ordine ma senza le loro e senza le stesse possibilità». La battaglia Il massiccio utilizzo delle zone rosse ha ridato vigore a una battaglia che va avanti da 40 anni, da quando i vigili hanno smesso di fare solo gestione del traffico e hanno iniziato a occuparsi di praticamente tutto: dall'ordine pubblico, alle indagini per i reati come lo spaccio, ai controlli nelle attività commerciali, al contrasto dei reati ambientali. Una rosa di attività, con relativa formazione e addestramento, affrontata però con l'inquadramento contrattuale di un normale impiegato comunale. «La necessità di questa mobilitazione - sottolineano Panizzo e Glorioso - trova conferma anche negli episodi verificatisi a Treviso negli ultimi mesi, in cui diversi operatori sono rimasti feriti a seguito di aggressioni durante il servizio, con conseguente ricorso alle cure ospedaliere. Situazioni queste, che dimostrano come il rischio operativo della Polizia locale sia concreto e quotidiano». La realtà è di un vero e proprio corpo di polizia che non viene riconosciuto: «Facciamo le stesse cose degli altri - continua Panizzo - anzi ormai il 112, quando c'è da fare un intervento, molto spesso chiede a noi di intervenire. Però lavoriamo con lo stesso contratto di un normale impiegato comunale. Precisiamo: non è una questione di essere peggio o meglio. Ma rispetto a chi lavora all'Urbanistica, per dire, facciamo un altro tipo di lavoro, del tutto diverso». La riforma In Parlamento, presentato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, è in discussione un disegno legge-delega che dovrebbe riformulare compiti e ruoli della Polizia locale. Ma che non soddisfa: «La categoria chiede un contratto separato che riconosca la specificità delle funzioni svolte, l'estensione delle tutele previste per le altre forze di Polizia, compreso il riconoscimento della causa di servizio, dell'equo indennizzo e del lavoro usurante, nonché il pieno accesso alle banche dati nazionali indispensabili per operare in sicurezza e con efficacia».E nella bozza di legge queste cose non emergono: «Il testo, oltre a non risolvere il divario tra compiti operativi e diritti contrattuali, mantiene limitazioni che riducono l'efficacia dell'azione di polizia sul territorio e non offre risposte concrete alle esigenze degli operatori e dei cittadini. Le richieste, finalizzate a garantire maggiori tutele ed efficienza operativa, sono rimaste sostanzialmente inascoltate. È altresì inaccettabile, che una riforma destinata a incidere profondamente sul sistema della sicurezza urbana, venga proposta senza adeguate risorse economiche». Allo sciopero aderiscono anche le sigle Fiadel, Sulpl, Siapol, Direts, Ancupn, Anvu, Apl, Arvu, Assapli, Pl Com-Lazio.









