«La poesia rappresenta un’esattezza che non è di questa epoca, ma a differenza del chiacchiericcio imperante quando viene alla luce porta con sé la verità». Milo De Angelis, 75 anni, milanese, poeta considerato tra i più importanti, è a Bologna per intervenire stasera al festival Biografilm. Di cosa parlerà?«Di come ho cominciato». E come ha cominciato?«Scrivendo le Poesie dell’inizio(1967-1973) pubblicate solo di recente da Mondadori. Un lavoro su testi sparsi e fortunosamente recuperati grazie alla premura di Angelo Lumelli, amico poeta scomparso. Una raccolta di poesie inedite che avevo scioccamente buttato. Un tempo volevo che il mio primo libro Somiglianze non avesse nulla alle spalle». Cosa ha ritrovato in quelle poesie?«Il ragazzo che ero, che continua a parlarmi e a chiedermi se siamo riusciti a realizzare il nostro sogno, a uscire dal silenzio, a trovare la parola per evadere dalla camera buia da cui veniamo. Sento ancora la stessa esigenza di approdare alla parola, come a un porto in cui gettare l’ancora». Lei che vive a Milano cerca un porto di mare?«Il mio è il porto sepolto di Ungaretti, che rappresenta il segreto dell’anima. Ho vissuto anche a Parigi e a Roma. Mio padre era genovese ed innamorato del mare. Milano è presente nella mia poesia, ma è quella di periferia, dei campetti di calcio dell’hinterland. Lo dico da milanista, anche se molti poeti seguaci di Vittorio Sereni sono interisti».
Milo De Angelis: “Comporre poesie è come brancolare nel buio in cerca di una profezia”
Il poeta: «I versi sono un argine di esattezza della parola nell’era dei social. Questa forma d’arte è resistita millenni e non sarà certo l’Ai a fermarla»









