Non ci sono certezze per il futuro della Fincantieri. Le segreterie territoriali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno formalizzato in queste ore la richiesta di un incontro urgente in Regione Campania, indirizzata direttamente all'assessore al Lavoro, Fulvio Bonavitacola. L'obiettivo è fare chiarezza su una vertenza che rischia di impantanarsi, lasciando nel limbo centinaia di lavoratori diretti e dell'indotto. L’allarme arriva dall’ultimo confronto tenutosi a Roma, presso la sede di Unindustria, dove i vertici aziendali hanno illustrato il nuovo piano industriale per il sito stabiese. Un piano che, anziché rassicurare, ha riacceso i fari sulle storiche fragilità dello stabilimento che aspetta l’ammodernamento e il ribaltamento a mare per non costruire più solo tronconi ma navi complete. Nonostante le rassicurazioni e gli impegni messi nero su bianco nei precedenti tavoli istituzionali – svoltisi sia a Palazzo Farnese, a Castellammare, sia a livello regionale - i sindacati denunciano la persistenza di forti incertezze sulla reale tenuta produttiva e occupazionale del cantiere.

A preoccupare maggiormente le sigle metalmeccaniche è il fattore tempo: i margini di manovra vengono giudicati sempre più stretti e contingentati, rendendo non più rimandabile una ricognizione ufficiale sullo stato dell'arte. «Castellammare non può vivere di incertezze. Dopo l'incontro dell'8 giugno restano aperte questioni fondamentali per il futuro del cantiere». Questo il monito lanciato da Ciro Cierro, segretario generale della Uilm Napoli e Campania, e Domenico Vacchiano, funzionario della Uilm Campania. Dai sindacati arriva anche un appello alle istituzioni. I rappresentanti della Uilm hanno ribadito con forza la necessità di imprimere un'accelerazione decisiva al confronto con Palazzo Santa Lucia chiedendo chiarezza sulle prospettive, dal momento che serve un piano industriale di lungo periodo che non declassi lo stabilimento. Sono state chieste anche garanzie occupazionali: per i sindacati vanno tutelati i livelli d'impiego dei lavoratori diretti. Focus anche sulla salvaguardia dell'indotto: la filiera delle ditte esterne, spina dorsale dell'economia stabiese, non può essere lasciata indietro. «Chiediamo alla Regione – conclude la nota della Uilm – di convocare rapidamente un tavolo istituzionale per costruire una prospettiva industriale certa e duratura per i lavoratori, il territorio e tutto l'indotto». Proprio sul futuro del cantiere stabiese erano arrivate le parole di Eliseo Cuccaro, presidente dell’Autorità Portuale del Mar Mediterraneo, che un mese fa aveva rassicurato sugli investimenti dell’azienda di Trieste per Castellammare. «L’amministratore delegato di Fincantieri mi ha confermato che loro sono pronti a fare un primo intervento insieme all'Autorità Portuale per il rifacimento della banchina, per poi immaginare in un periodo medio-lungo - aveva annunciato Cuccaro - con il sostegno della Regione e del Governo quello del ribaltamento del cantiere. Aspetti di cui si è sempre parlato negli anni e che sono già all'interno del piano regolatore dell'autorità portuale». Una prospettiva ancora troppo lontana secondo i sindacati.