Non c’è soltanto il ponte sullo Stretto a preoccupare Matteo Salvini. Dopo mesi di annunci e attese, e dopo che la stessa presidente del consiglio Giorgia Meloni aveva usato questa carta di fronte alla crisi che incombe, anche il «Piano casa» varato dal governo subisce una battuta d’arresto che ne mette in discussione le scelte strategiche e che rivela l’insofferenza della stessa destra di fronte all’idea che la questione abitativa si possa affrontare senza investimenti pubblici e centralizzando le politiche.
La decisione dell’organismo che dirime le questioni e le competenze tra stato centrale e autonomie è arrivata con l’avallo di fatto delle amministrazioni della destra: Lombardia e Abruzzo si sono astenute e le altre non hanno partecipato al voto. Tutte le regioni chiedono un incontro alla presidenza del consiglio per ottenere modifiche al provvedimento e maggiori risorse. A seguito del voto, il presidente della Conferenza, il leghista e presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ha chiesto il rinvio del parere. Scelta che, secondo le versione del coordinatore vicario della Commissione edilizia e assessore in Liguria Marco Scajola, anche lui espressione delle destre, ha il fine di «organizzare un incontro con la presidenza del Consiglio ed i ministeri competenti per cercare un’intesa che accolga le proposte emendative».








