Un’infanzia e poi un’esistenza che definire difficile è un eufemismo, una lotta continua tra demoni, passioni, violenze e dipendenze. Edith Piaf ha portato il suo travaglio sul palcoscenico dove con la sua voce, il suo istinto e la grande sensibilità interpretativa, è riuscita a trasfigurare mondi e personaggi, lasciando ancora oggi un canzoniere capace di affascinare interpreti, attori e registi. Cristina Zavalloni artista a tutto tondo che con curiosità si è cimentata con diversi repertori, ha voluto più che rendere omaggio all’artista francese, celebrarne come dice lei – la «grande attitudine», Piaf! Live at Auditorium, appena licenziato dai tipi della Parco della Musica Records, cattura quell’essenza, riprendendo attraverso arrangiamenti jazz e in formazione da sestetto, alcuni classici della diva de La vie en rose. Personaggio anche fuori dagli schemi perché ci vuole necessariamente coraggio, nella Francia degli anni ’40, a scegliersi delle collaboratrici donne, come fece lei con Marguerite Monnot, o a vivere pubblicamente, al colmo della popolarità, una relazione clandestina con un uomo sposato, come quella col pugile Marcel Cerdan. Ci vuole coraggio a cantare gli ultimi, a scegliere di testa propria parole e canzoni.