Gli ambasciatori di Francia, Germania e Gran Bretagna - il formato E3 - si sono recati al ministero degli Esteri di Mosca incarnando così, nei fatti, lo sforzo diplomatico europeo che dà seguito al vertice di Londra con Volodymyr Zelensky. Il risultato? Una doccia fredda. Prima si sono sorbiti la ramanzina dal vice ministro Mikhail Galuzin, che ha elencato le "politiche distruttive" attuate dai loro singoli Paesi, e poi hanno incassato la nota della portavoce Maria Zakharova: "Fanno finta di chiedere la pace ma pongono condizioni inaccettabili".
Insomma, sulla carta nulla di nuovo sul fronte orientale. Ciò che accade dietro le quinte invece è molto più interessante. Intanto c'è la questione della legittimità. Se da un lato a Bruxelles si registra "scetticismo" sulla possibilità che si arrivi ad individuare una figura unica che rappresenti l'Europa al tavolo dei negoziati, c'è pure una certa confusione sul mandato degli E3. "Non parlano a nome dei 27, questo è chiaro", sostiene un alto funzionario europeo. Detto questo, proprio l'altro giorno il premier svedese Ulf Kristersson aveva affermato che ogni tipo di rappresentazione europea dovrebbe essere costruita sulla base della troika Londra-Parigi-Berlino. Ma per ballare il tango bisogna essere in due. E Vladimir Putin non è pronto. "Tutto questo dibattito è un gioco di società", commenta una fonte diplomatica. Tanto più quando si passa ai nomi (uno dei favoriti, il presidente finlandese Alexander Stubb, ha pubblicamente rinunciato alla carica). Resta il fatto che all'ultimo consiglio Affari Esteri informale di Cipro i ministri hanno discusso il famoso piano Kallas, ovvero il documento che fisserebbe il perimetro di ciò che si vuole discutere con la Russia, in modo da avere chiarezza sugli obiettivi -- in un certo senso Giorgia Meloni lo ha evocato nel corso della sua relazione alle camere. Ecco allora che balzo in avanti degli E3 viene visto come radicato "nella natura delle cose" poiché di fatto aggira (da parte di chi se lo può permettere) le incertezze che persistono all'interno dell'Ue su come (e cosa) trattare con il Cremlino: alcuni Paesi - certamente i Baltici ma non solo - rifiutano ad esempio l'idea di aprire a Mosca ora che inizia ad essere in difficoltà.











