Sembrerebbe un nulla di fatto ma è il fatto in sé a rappresentare una novità, e forse una piccola svolta tattica. Ieri un trio di ambasciatori europei – il francese Nicolas de Rivière, il britannico Nigel Casey e il tedesco Alexander Lambsdorff – è stato ricevuto a Mosca per discutere con le controparti di un possibile negoziato in merito al conflitto in Ucraina, la cui triste conta dei giorni ha nel frattempo sorpassato quella della prima guerra mondiale (1569 giorni, più di quattro anni e tre mesi).
LA SQUADRA DI FUNZIONARI, che inizialmente aveva chiesto udienza al ministro degli esteri Sergej Lavrov, è stata invece accolta dal vice, Mikhail Galuzin. Se al termine del colloquio di circa un’ora e mezzo ci si è lasciati andare a formule di rito parlando di una «buona discussione», i resoconti più completi seguono invece tutt’altri toni: Galuzin avrebbe infatti lamentato le «politiche distruttive» degli stati europei in Ucraina, mentre de Rivière, Casey e Lambsdorff – stando almeno alla loro dichiarazione congiunta – si sono limitati a esprimere disappunto per l’escalation bellica perseguita dal Cremlino e per la campagna di disinformazione che quest’ultimo starebbe portando avanti all’estero.











