Giorgia Meloni va contro. Contro i “burocrati europei”, contro le opposizioni, contro Francia e Germania, contro Roberto Vannacci. Pochi i guizzi, tanto che nelle sue comunicazioni in Parlamento, in vista del Consiglio europeo di settimana prossima, la premier si rifugia nell’usato sicuro: “Ci riproverò”, a proporre un inviato europeo per l’Ucraina. “Sbagliato parlare di nomi”, spiega il ministro meloniano Tommaso Foti. Ma tra I Fratelli d’Italia l’asso è sempre lui: Mario Draghi.

L’assist c’è e arriva dal Quirinale. A pranzo con Sergio Mattarella, la premier discute, insieme ai suoi vice, sui prossimi appuntamenti internazionali: il G7 di Evian in Francia, il vertice Nato in Turchia e il prossimo bilaterale con Emmanuel Macron. Al centro c’è Kiev, il conflitto che non si arresta e l’Italia tenuta fuori dai vertici internazionali. Sarebbe “molto opportuno che l'Unione europea - nei confronti dell'Ucraina e della Russia - si presenti con una voce sola”, filtra dal Colle.

Poche ore prima, alla Camera, Meloni aveva detto che l'Unione europea deve guidare il dialogo tra Ucraina e Russia “e non subirlo”. Per questo, più che ragione per formati, come l’E3 (Francia, Germania e Regno Unito) che accelera su Kiev nell’Ue ed esclude la premier, “occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei al tavolo negoziale”. “Serve una figura autorevole”, che finora non è stata trovata “perché ci sono alcuni paesi che non vogliono rinunciare a guidare loro il percorso. Nonostante i veti, “tornerò su questa proposta anche formalmente”.