CommentiSegui Domani su Google11 giugno 2026 • 19:32Aggiornato, 11 giugno 2026 • 19:32Prima Landini definisce Meloni una «cortigiana». Poi Vannacci dice a Gruber che «le piacciono i clandestini». Infine Silvestri dichiara in Aula che la premier «indossa le ginocchiere» davanti a Netanyahu e Trump: al di là delle intenzioni in questi casi specifici, un minimo di decoro linguistico in più farebbe bene a tutto il panorama istituzionaleLe parole, di solito, descrivono le cose del mondo nominandole, cioè hanno valore denotativo. In moltissimi casi, oltre a ciò che viene espresso letteralmente, esse hanno anche il potere di convogliare, in maniera più o meno esplicita, un’opinione o un punto di vista: a quel punto, assumono valore connotativo. Le connotazioni possono essere immediate, per esempio se si usa un’espressione come utero in affitto rispetto alla più neutra GPA, oppure funzionare in base a inferenze, collegamenti impliPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Vera GhenoVera Gheno, sociolinguista e traduttrice dall’ungherese, ha collaborato per 20 anni con l’Accademia della Crusca. Dopo 18 anni da contrattista in vari atenei, da fine 2021 è ricercatrice a tempo determinato all’Università di Firenze. Tra le sue pubblicazioni, “Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole” (2021, effequ) e “Grammamanti. Immaginare futuri con le parole” (2024, Einaudi). "Nessunə è normale" (17 giugno 2025, UTET) è la sua diciassettesima monografia. Conduce, per Il Post, il podcast “Amare Parole”. Si occupa prevalentemente di comunicazione digitale, questioni di genere, diversità, equità e inclusione.La foto è di Simona Muscolini