Le Ragioni di Israele
Carmen Dal Monte
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Francesco Silvestri ha spiegato che le sue parole erano state fraintese. Le “ginocchiere” indossate da Giorgia Meloni, ha detto, erano una metafora politica. La malizia, ha aggiunto citando Michelangelo, «è negli occhi di chi guarda». Il linguaggio possiede una memoria più lunga delle intenzioni. Le parole appartengono alla storia che le ha rese comprensibili, prima ancora che a chi le pronuncia. In italiano, attribuire a una donna l’immagine delle “ginocchiere” significa evocare una disponibilità sessuale come spiegazione del suo rapporto con il potere. Rivolta a un uomo, quella stessa frase avrebbe prodotto un effetto semantico completamente diverso. Questo basta a dimostrare che il corpo della donna continua a occupare un posto particolare nell’immaginario politico. È qui che il caso Silvestri diventa interessante.
Da anni il Movimento 5 Stelle rivendica un linguaggio diretto, privo di ipocrisie, ostile ai formalismi della politica tradizionale. Eppure, quando deve colpire una donna che esercita il potere, ricorre sempre allo stesso repertorio. Beppe Grillo definì Rita Levi-Montalcini una «vecchia puttana». Oggi Francesco Silvestri suggerisce che Giorgia Meloni sia arrivata dove è arrivata indossando “ginocchiere”. Le parole cambiano. Il meccanismo rimane identico: il corpo femminile diventa la spiegazione del potere. È una questione di antropologia del potere. Ogni cultura del potere sceglie il luogo simbolico attraverso cui colpire il proprio avversario. Quando l’avversario è una donna, quel luogo continua, con sorprendente regolarità, a essere il suo corpo.







