Un numero stride con il grigio dell'economia globale e spicca nell’ultimo rapporto di Unioncamere Piemonte: +1.066,7%. Si tratta della variazione delle esportazioni piemontesi verso il Kuwait nel primo trimestre del 2026, secondo il comunicato dell’organismo camerale su dati Istat diffuso l'11 giugno. In dodici settimane, le vendite piemontesi verso il Golfo Persico sono passate da 12,3 milioni a 143,4 milioni di euro. Non è un'anomalia statistica, ma la conferma di un distretto industriale - l’Aerospazio - che porta crescita a Torino. Ma pone anche questioni e domande più profonde: quale modello vogliamo costruire? Perché le esportazioni piemontesi verso il Kuwait sono esplose? L'accelerazione dell’export torinese verso il Kuwait è imputabile alle commesse di aeromobili e veicoli spaziali. Il comunicato di Unioncamere si limita a rilevare che l’accelerazione dell’export verso il Kuwait è legata a «commesse e vendite di aeromobili e veicoli spaziali», senza distinguere tra piattaforme civili e militari. Per capire la dimensione della Difesa, bisogna guardare alle relazioni ufficiali sull’export di armamenti e ai rapporti di ricerca internazionale Quanto è solido l’asse con il Kuwait Il rapporto industriale tra Italia e Kuwait nell'aerospazio-difesa ha radici strutturali. Nel 2016 il Kuwait firmò un contratto per 28 Eurofighter Typhoon, piattaforma la cui produzione e integrazione coinvolge in parte il sito torinese. Il picco del primo trimestre 2026 è coerente con i tempi lunghi delle grandi commesse militari e aerospaziali, che si traducono in consegne e fatturato diluiti nel tempo più che allineati al calendario trimestrale. Secondo alcune elaborazioni dei dati Sipri citate da analisi sull’export militare italiano, il Kuwait figura fra i principali acquirenti di armamenti italiani, con una quota stimata intorno al 17% nel periodo 2016–2025 Perché il Medio Oriente acquista Le forniture partono da Torino, ma atterrano in un Medio Oriente profondamente destabilizzato. Il Kuwait, monarchia del Golfo storicamente legata all'ombrello di sicurezza occidentale, sta potenziando le proprie capacità militari in un contesto di instabilità regionale senza precedenti recenti: il conflitto a Gaza e nel Libano meridionale prosegue ininterrotto, le tensioni con l'Iran si sono ulteriormente inasprite nel 2026, e gli attacchi Houthi nel Mar Rosso hanno ridisegnato le rotte commerciali e le percezioni di rischio dell'intera penisola arabica. In questo quadro, la corsa al riarmo dei Paesi del Golfo non è una risposta congiunturale ma una scelta strategica di lungo periodo come certifica la Rete Italiana Pace e Disarmo, commentando la Relazione 2025 sull’export di armi: nel corso dello scorso anno il Kuwait è balzato al primo posto tra i destinatari delle esportazioni militari italiane grazie a una singola licenza da circa 2,6 miliardi di euro. L’appello del cardinale Repole sull'industria delle armi In questo quadro, Torino affronta come molti altri territori un difficile passaggio industriale che non è passato inosservato. Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi? si è domandato il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, nel messaggio per la Festa del Lavoro del 1° maggio 2026. Le statistiche di Unioncamere non erano ancora pubbliche, ma la direzione di marcia era già leggibile. Il cardinale partiva da una realtà concreta: il forte ridimensionamento dell’automotive ha lasciato sacche di disoccupazione profonde, e l'industria della Difesa si candida a raccogliere quei cocci occupazionali. È giusto? Repole non ignora il peso sociale della transizione: «Nessuno può pretendere che i disoccupati rifiutino le occasioni di lavoro, perché sono l'anello più fragile della catena». Ma, chiedeva a istituzioni, imprenditori e cittadini «è umano darci tanto da fare per attrarre e sviluppare fabbriche di armi?». Qual è il peso di Torino nell'export aerospaziale piemontese Il polo torinese è la spina dorsale di un cluster tra i più rilevanti d'Europa. E non si può non tener conto che l’export della provincia di Torino sostiene un Piemonte in difficoltà generando da solo il 44% del totale delle esportazioni piemontesi e crescendo del 4% nel trimestre preso in considerazione. Un dato spinto dalla Meccanica e dalla componentistica auto, che ha ripreso a viaggiare verso l’estero (sebbene non verso gli storici mercati di riferimento come Usa e Cina) e dall’insolito export di gioielli, bigioterria, pietre e metalli preziosi verso la Svizzera. Tuttava è proprio il distretto degli aeromobili e dei veicoli spaziali a fare la parte del leone. Una conferma al rapporto Ires Piemonte 2025 che aveva analizzatoil distretto con 348 imprese, oltre 14.500 addetti diretti e un fatturato complessivo di circa 8 miliardi di euro lungo la filiera. Nel Torinese insistono contractor come Leonardo, Thales Alenia Space e Avio Aero, attorno ai quali gravita una fitta rete di Pmi esportatrici. Dati export Piemonte e Kuwait: il confronto tra 2025 e 2026