La transizione verso la menopausa non è un traguardo estetico da temere, ma un momento biologico cruciale in cui la medicina preventiva e quella rigenerativa possono fare la differenza. In questa intervista, esploriamo come i primi segnali silenziosi del calo ormonale impattino sui tessuti e perché l'approccio dello slow aging superi la logica del semplice ritocco correttivo. Attraverso la sinergia tra terapie ormonali bioidentiche, tecnologie d'avanguardia e monitoraggio dell'infiammaging, scopriamo le strategie scientifiche per preservare la resilienza della pelle. L'obiettivo finale non è inseguire una giovinezza artificiale, ma sostenere la vitalità profonda e la salute cellulare di ogni donna. Il Dr. Michele Bonaccorso di Milano, medico chirurgo, specializzato in anestesia e rianimazione, ossigeno-ozonoterapia e medicina funzionale ci spiega come fare.1. Dottore, lei definisce la perimenopausa come una “finestra di opportunità”. Quali sono i primi segnali biologici, prima ancora che i sintomi siano evidenti, che indicano che è il momento di intervenire per prevenire l’invecchiamento precoce?La perimenopausa è una fase estremamente importante perché i cambiamenti biologici iniziano molto prima dei sintomi più evidenti. I primi segnali sono spesso silenziosi: riduzione progressiva della qualità del sonno, maggiore infiammazione sistemica, alterazioni del microbiota, aumento dello stress ossidativo e una diminuzione graduale della capacità dei tessuti di rigenerarsi. A livello cutaneo osserviamo una perdita di luminosità, una pelle più sottile e meno elastica, anche quando le rughe non sono ancora evidenti. Intervenire in questa fase significa lavorare in prevenzione, sostenendo la fisiologia dell’organismo prima che il danno strutturale diventi manifesto.2. In che modo l’approccio dello slow aging in perimenopausa differisce dai classici trattamenti estetici che si limitano a correggere i segni già esistenti?Lo slow aging non rincorre il segno dell’età, ma cerca di rallentare i processi biologici che lo generano. La differenza è sostanziale: un approccio correttivo agisce sulla conseguenza, mentre quello rigenerativo e preventivo lavora sulla causa. In perimenopausa non basta riempire una ruga o migliorare temporaneamente l’aspetto della pelle. Bisogna preservare collagene, elasticità, microcircolo, equilibrio ormonale e qualità cellulare. L’obiettivo è mantenere tessuti sani, funzionali e resilienti nel tempo, con risultati naturali e progressivi.3. Come influisce esattamente il progressivo calo di estrogeni e progesterone sulla struttura della pelle e sulla sua capacità di rimanere luminosa e tonica?Gli estrogeni hanno un ruolo centrale nella salute della pelle. Stimolano la produzione di collagene, elastina e acido ialuronico, migliorano la vascolarizzazione e mantengono l’idratazione cutanea. Quando iniziano a diminuire, la pelle perde densità, elasticità e capacità di trattenere acqua. Il progesterone, invece, contribuisce all’equilibrio infiammatorio e alla qualità del sonno, che è fondamentale per i processi di riparazione cellulare. La conseguenza è una pelle più fragile, meno tonica, più secca e spesso più reattiva agli stress ambientali.4. In che misura una terapia ormonale personalizzata può effettivamente rallentare l’invecchiamento cutaneo rispetto a chi non la segue?Quando indicata e personalizzata correttamente, la terapia ormonale con ormoni bioidentici può avere un impatto significativo sulla qualità dei tessuti. Studi scientifici dimostrano che può contribuire a preservare collagene, spessore cutaneo, elasticità e idratazione. Naturalmente non parliamo di un “elisir di giovinezza”, ma di uno strumento medico che aiuta a mantenere più a lungo una fisiologia equilibrata. La differenza rispetto a chi non segue alcun supporto può tradursi in una pelle più compatta, meno infiammata e con una migliore capacità rigenerativa nel tempo.
Rigenerazione Cellulare e Slow Aging in Perimenopausa | Libero Quotidiano.it
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