un grande stadio di nuova generazione è in grado di attivare tra 10.000 e 20.000 posti di lavoro diretti e indiretti, oltre ad attrarre investimenti privati che nei modelli più avanzati superano il miliardo di euro

Sulla strada che conduce ai campionati di calcio di Euro 2032, il ritardo italiano dell'impiantistica sportiva appare particolarmente evidente. Oltre il 65% degli impianti sportivi presenti nel Paese ha più di trent’anni e meno del 25% risponde pienamente agli standard energetici e digitali contemporanei. Il problema, tuttavia, non appare legato alla progettazione infrastrutturale, ma è soprattutto organizzativo ed istituzionale. Il vero punto critico risiede nella difficoltà cronica che affligge l’Italia di riuscire a trasformare progettazione e risorse disponibili in opere reali. Tempi autorizzativi che possono estendersi fino a cinque-sette anni, sovrapposizione di competenze, frammentazione amministrativa, conflitti procedurali e instabilità decisionale hanno progressivamente ridotto la capacità del Paese di realizzare infrastrutture sportive complesse in tempi compatibili con un mondo che viaggia ad una velocità maggiore. E' quanto Adnkronos/Labitalia legge nel Rapporto 'L'impianto sportivo come vettore di riqualificazione urbana. Quando sport e ingegneri si incontrano' del Consiglio nazionale degli ingegneri, reso noto in occasione della 2ª Giornata nazionale dell’impiantistica sportiva.