Un nuovo studio dell’European Council on Foreign Relations immagina tre scenari di pressione economica statunitense contro l’Unione europea. Dalla finanza all’energia fino alle tecnologie digitali, il messaggio è chiaro: Bruxelles deve attrezzarsi a gestire anche le vulnerabilità che derivano dal rapporto con Washington, nell’attesa di capire quante delle complessità fatte emergere dall’amministrazione Trump resteranno strutturali

Per anni il dibattito europeo sulla sicurezza economica si è concentrato soprattutto sulle minacce provenienti da Russia e Cina. Oggi una parte crescente della riflessione strategica europea guarda però anche a un’altra variabile: la possibilità che gli Stati Uniti utilizzino il proprio peso finanziario, energetico e tecnologico come strumento di pressione politica.

È questa la struttura su cui si fonda il nuovo policy brief pubblicato dall’European Council on Foreign Relations (Ecfr), firmato da Agathe Demarais, Tobias Gehrke e José Ignacio Torreblanca, in cui si prova a immaginare come l’Unione europea potrebbe reagire a una serie di scenari di coercizione economica da parte degli Usa dell’amministrazione Trump.

Gli autori partono da un dato politico. Nei primi mesi del secondo mandato, Donald Trump ha già utilizzato i dazi come leva negoziale, ha minacciato l’annessione della Groenlandia e ha mostrato una crescente disponibilità a subordinare le relazioni con gli alleati a obiettivi di politica interna. Secondo il paper, proprio perché i margini di manovra sul terreno commerciale potrebbero progressivamente ridursi, anche perché il mandato di Trump è sostanzialmente in scadenza, Washington potrebbe essere tentata di spostare la pressione verso altri ambiti nei quali l’Europa resta fortemente dipendente dagli Stati Uniti.