I presupposti impliciti dell’alleanza transatlantica sono diventati la posta in gioco, e finora l’Unione europea ha cercato soprattutto di contenere i danni. L’annuncio di dazi statunitensi tra il dieci e il quindici per cento, dopo la bocciatura a fine febbraio da parte della Corte Suprema della precedente architettura tariffaria, ha suscitato da Bruxelles una prudente richiesta di chiarezza. Il nuovo passo di Washington getta un’ombra sull’accordo di Turnberry, già poco favorevole all’Unione e accettato essenzialmente per evitare uno strappo politico.
Da due anni Washington sollecita un maggiore contributo europeo, sostenendo che il continente ha beneficiato in modo sproporzionato della protezione americana. Al vertice Nato dell’Aia del 2025 gli alleati europei si sono impegnati a portare la spesa militare al cinque per cento del Pil e ad aumentare il sostegno all’Ucraina. Ma quando questo sforzo finanziario si traduce in programmi coordinati di riarmo e in partnership industriali europee, emergono nuove frizioni. Le clausole di preferenza buy European, pensate per rafforzare una base industriale autonoma, hanno incontrato l’opposizione di Washington. L’amministrazione Trump ha lasciato intendere possibili ritorsioni e criticato gli alleati per aver dato priorità alla propria industria. All’Europa si chiede dispendere di più, ma non di trasformare quella spesa in autonomia industriale.






