Intervista a Rudolf Schenker, chitarrista e membro fondatore della band tedesca, in vista dell'unico show in Italia l'11 luglio all'Ama Music Festival: "'Wind of Change'? Impossibile ricreare quel momento"

Rudolf Schenker sorride appena si collega alla chiamata Zoom. Alle sue spalle fanno capolino due chitarre elettriche mentre sulla testa porta un cappellino nero con un paio di occhiali da sole appoggiati sopra. A 77 anni, l’entusiasmo della rockstar è intatto. Del resto, stiamo parlando del fondatore degli Scorpions, una delle band più importanti e influenti della storia della musica, pronta a tornare in Italia l'11 luglio prossimo fper l’unica data del tour celebrativo ‘Coming Home 2026 – Over 60 Years of Scorpions’ all’Ama Music Festival di Romano d’Ezzelino, con i Saxon come ospiti speciali. Nel corso della chiacchierata con l’AdnKronos, Schenker ripercorre sessant’anni di carriera, dagli esordi nella Germania del dopoguerra fino alla conquista dei palchi di tutto il mondo, raccontando il significato ancora attuale di ‘Wind of Change’, il legame speciale con i fan, l’influenza esercitata su generazioni di musicisti e il biopic diretto da Alex Ranarivelo che racconta l'ascesa del gruppo dalla Germania post-bellica fino al successo mondiale. Sempre guidato da quella filosofia che, ancora oggi, considera il centro della band: amore, pace e rock’n’roll.