I recenti femminicidi di tre giovani donne hanno riportato in piazza il movimento Ni una menos, per protestare contro le politiche del governo dell’ultraliberista Javier Milei
Iresti di Agostina Vega, 14 anni, sono stati trovati in un terreno abbandonato. Le prime indagini indicano che un uomo della sua cerchia, Claudio Barrelier, l’abbia molestata e poi impiccata. Nel caso di Dulce María Beatriz Candia, una ragazza di 17 anni che la famiglia ha cercato per settimane, il corpo era nella fossa biologica di un edificio abbandonato. Noelia Carolina Romero, 30 anni, è riuscita a usare il telefono per chiamare la polizia, ma quando gli agenti sono arrivati sul posto il suo compagno Tomás Adrián Núñez l’aveva già pugnalata a morte.
Questi tre fatti accaduti in Argentina negli ultimi giorni dimostrano che le violenze di genere – e in particolare i femminicidi – continuano a essere un problema urgente. Il 3 giugno migliaia di donne sono scese in strada per ripetere lo slogan nato undici anni fa e che, dal suo epicentro a Buenos Aires, è diventato un inno in altri paesi del mondo: “Ni una menos”, non una di meno.
“Vive, libere e senza debiti ci vogliamo” è lo slogan delle organizzazioni femministe. “Oggi, di fronte al governo di Javier Milei, che nega la violenza patriarcale, diciamo: le nostre vite non sono usa e getta. Le vite delle ragazze contano. Denunciamo la crudeltà esercitata sui nostri corpi-territori, contro ogni forma di sottomissione, sfruttamento e violenza”, hanno gridato dal palco le artiste Thelma Fardin e Cazzu.






