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L’acqua in un bicchiere non è piatta. Se ci si abbassa all’altezza della superficie si vede che tende a risalire lungo i bordi, attratta dal vetro. È quello che in fisica si chiama “menisco”, e uno dei tanti esempi di come l’acqua lasci continuamente tracce e indizi a chi si prende il tempo di osservarla. E a chi sa come osservarla.
Leggere l’acqua è il nuovo libro di Tristan Gooley – il secondo pubblicato da Altrecose dopo Leggere gli alberi – si può preordinare da oggi sul sito del Post e insegna a fare quello che suggerisce il titolo: capire cosa l’acqua può insegnarci dei posti che abitiamo o che attraversiamo.
Tristan Gooley è un navigatore ed esploratore britannico che ha guidato spedizioni in cinque continenti e ha percorso mille miglia nautiche verso il Circolo polare artico facendo affidamento proprio sulle tecniche che descrive nel libro. Il punto di partenza di Leggere l’acqua è che qualunque specchio d’acqua – una pozzanghera, un torrente, il mare davanti a un porto – stia sempre raccontando qualcosa sul luogo in cui si trova e sulle forze che lo hanno modellato.
«Si può osservare la stessa distesa d’acqua, giorno dopo giorno, per un anno intero, e non vederla mai due volte uguale. Come può qualcosa in apparenza così uniforme essere in fondo sempre così diverso? E cosa significano le differenze che notiamo nell’acqua da un giorno all’altro, da un posto all’altro? Questo libro parlerà degli indizi materiali – i segni, i disegni e i motivi – da cercare nell’acqua, che sia quella di una piccola pozzanghera oppure l’immensità dell’oceano che scrutiamo dalla costa».








